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Educazione alla sostenibilità

Le competenze dell'educazione alla sostenibilità

Presentata un'importante ricerca di IASS (Italian Association for Sustainability Science)

Dopo tre anni di duro lavoro, lo IASS, Italian Association for Sustainability Science, ha presentato a Roma, nella Sede della Società Geografica Italiana di Palazzetto Mattei, i risultati del progetto Europeo Erasmus plus ‘A rounder sense of purpose‘.

Si tratta di un’elaborazione e conseguente sperimentazione - scrive lo stesso IASS - fatta in collaborazione con altri 5 Paesi (Regno Unito, Cipro, Estonia, Olanda e Ungheria) per realizzare un quadro di competenze essenziali per educare alla sostenibilità in Italia e in Europa.

La presentazione è stata realizzata in collaborazione con la Commissione Nazionale per l’UNESCO ed il suo Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità (CNES). Allo sviluppo della ricerca triennale ha contribuito anche l'Area educazione alla sostenibilità di Arpae Emilia-Romagna.

Realizzare l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile significa realizzare un profondo cambiamento nella società che parte soprattutto da quelle che saranno le generazioni chiamate a governare nel prossimo futuro. È dunque evidente in quest’ottica il ruolo chiave della scuola e degli educatori in generale. Non si tratta di aggiungere al percorso scolastico una materia o un argomento, ma occorre  modificare l’idea stessa di cosa significhi educare, ridefinire contesti e contenuti, selezionare e inventare i processi più coerenti con l’obiettivo da raggiungere: occorre definire, e provare a costruire nuove competenze per gli educatori.

L’educazione deve diventare “sostenibile” (Sterling, 2013), affinché possa educare al cambiamento e contribuire a quelle trasformazioni sociali. “Occorrono delle figure di knowledge brokers che, calandosi in pieno nel contesto locale, favoriscano processi di co-creazione, mediazione e traduzione di conoscenza  (non solo sapere scientifico ma anche sapere locale ed esperienziale) in azione sul territorio.  questo è il ruolo di un educatore sostenibile agente del cambiamento. Contribuisce a disegnare e praticare approcci partecipativi di ricerca, usa la sua conoscenza scientifica nella sua pratica di membro della comunità”, spiega Francesca Farioli, direttore IASS e responsabile del progetto RSP per la IASS.

Ma chi è che educa gli educatori? E quali sono le competenze che occorrono per questi ruoli?
“Una tra tante – così Michela Mayer, responsabile del settore Educazione di IASS – è la visione di futuro. La competenza di immaginare futuri possibili, diversi e sostenibili, verso i quali navigare insieme, evitando gli scogli e sfruttando al massimo i venti favorevoli”.

‘A rounder sense of purpose’, RSP, fornisce un primo strumento concreto, praticabile ed efficace per la formazione e validazione di competenze per educare alla sostenibilità. Partendo dalla proposta UNECE (Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite) del 2012 che presentava 39 competenze, RSP ha realizzato degli strumenti operativi per la formazione e la valutazione degli educatori allo sviluppo sostenibile. Le 39 competenze sono state condensate e sintetizzate in 12 competenze, grazie a una rielaborazione qualitativa che potesse essere utile a una più semplice attuazione, integrate in un unico sistema, dinamico, ciclico, complesso, ma anche utilizzabile.

L’educazione allo sviluppo sostenibile non ha confini e contenuti definiti, ma è un cambiamento di prospettiva verso futuri possibili. Pertanto l’educatore sollecita dubbi affinché si attivino indagini e riflessioni, si ribadisce a RSPRome.

Le 12 competenze sono state commentate e validate da ricercatori e studiosi sul tema della sostenibilità e della scienza della formazione, docenti, educatori dei centri di educazione ambientale ed esperti in educazione allo sviluppo sostenibile all’interno di ARPA e Regioni.

Una volta ottenuta la validazione si è proceduto alla fase di sperimentazione delle competenze RSP. “È stata una importante occasione per lavorare in maniera più puntuale sul un pieno riconoscimento della professione di educatore ambientale e dei suoi processi formativi spesso maturati in contesti non formali e proprio per questo più complessi da valutare e portare a livelli di consapevolezza professionale” aggiunge Vanessa Pallucchi vicepresidente di Legambiente. L’associazione ha infatti preso parte al progetto in qualità di sperimentatore. così come l’Università di Firenze e il laboratorio di Didattica Ambientale di Villa Demidoff.

In particolare, in Italia, la sperimentazione si è sviluppata nel tentativo di rispondere a 3 quesiti:

  • la formazione specifica su competenze RSP per insegnanti referenti educatori ambientali ed educatori per la scienza alla sostenibilità può aiutarli nel diventare «innovatori» nelle loro scuole e quindi produrre effetto “moltiplicatore” del cambiamento all’interno di reti?
  • è possibile inserire un corso di base centrato su queste competenze all’interno del corso di formazione universitario per futuri educatori?
  • nel processo di valutazione e certificazione di educatori ambientali esperti: in che modo il riconoscimento e certificazione può migliorare la qualità dell’attività educativa e può stimolare e aiutare gli educatori nella loro crescita professionale?

“I partner dei sei paesi hanno sperimentato un quadro di competenze per educatori che lavorano in scuole, college, università e ambienti informali – spiega Paul Vare, dell’Università del Gloucestershire e Coordinatore del progetto RSP durante RSPRome – Se le competenze messe a punto in questo progetto si diffonderanno, sapremo di poter costruire un’educazione con quello che abbiamo chiamato appunto “a rounder sense of purpose”.

Le interviste realizzate da due giovani di giornalistinellerba.it a RSPRome

Immagine concessa da IASS

 

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