Emilia-Romagna fra le locomotive del Paese

Presentato il Rapporto Unioncamere 2016: bene il manifatturiero, cresce l’occupazione e cala la disoccupazione. Nel 2017 il trend destinato a proseguire

19.12.2016

archivio Agenzia informazione e comunicazione Regione Emilia-RomagnaUn tasso di crescita dell’1 % conferma l’Emilia-Romagna, assieme alla Lombardia, come la regione con la crescita più elevata del Pil, tra i protagonisti della ripresa economica del Paese. I dati del Rapporto 2016 sull’economia dell’Emilia-Romagna, realizzato da Unioncamere e Regione, e presentato stamani a Bologna, ribadiscono le previsioni di Prometeia.  L’Emilia-Romagna si è collocata quindi tra le regioni più dinamiche. I tassi di crescita reali più contenuti, pari allo 0,3 per cento, riguardano Abruzzo, Basilicata e Campania. Alla crescita reale del Pil, si dovrebbe associare un andamento più dinamico per la domanda interna, che dovrebbe crescere dell’1,5 per cento, replicando l’incremento del 2015.

A sostenere l’economia regionale è l’export che, pur in leggera frenata, dovrebbe chiudere con un aumento reale del 3,0%.

 

archivio Agenzia informazione e comunicazione Regione Emilia-RomagnaI numeri e le previsioni
L’Emilia-Romagna si contraddistingue per l’apertura ai mercati esteri: i dati Istat hanno registrato nei primi nove mesi di quest’anno una crescita delle esportazioni del 1,5% (+0,5% in Italia). La ripresa del Pil, seppur moderata, ha avuto esiti positivi sul mercato del lavoro, il cui andamento è stato caratterizzato da un apprezzabile incremento dell’occupazione. Nei primi nove mesi del 2016 in Emilia-Romagna risultano occupate mediamente circa 1.960.000 persone (Istat), vale a dire il 2,4% in più rispetto al 2015. Sotto l’aspetto del genere, sono le donne a contribuire alla crescita dell’occupazione (+4,0%), a fronte del più contenuto, ma comunque importante, incremento degli uomini (+1,1%). L’Emilia-Romagna ha nuovamente registrato il secondo miglior tasso di occupazione del Paese, alle spalle del Trentino-Alto Adige. Con un tasso di disoccupazione del 7,1% si è collocata nei primi nove mesi del 2016, tra le regioni italiane meno afflitte dal fenomeno. Per quanto concerne il tasso di attività, nel terzo trimestre 2016 è la seconda regione italiana (73,4%), in virtù del tasso di attività femminile, tra i più elevati del Paese (67,2%).

I dati congiunturali raccolti dal sistema camerale dell’Emilia-Romagna sui principali comparti produttivi evidenziano, sempre per i primi nove mesi dell’anno, un andamento moderatamente positivo, in particolare per le imprese manifatturiere che esportano.

La produzione dell’industria in senso stretto è mediamente cresciuta dell’1,5% rispetto allo stesso arco temporale del 2015; in calo però il commercio, mentre qualche segnale di risveglio arriva dall’artigianato e dalle costruzioni. Bene il turismo, che chiuderà l’anno con una crescita di arrivi e presenze, sia sul fronte della clientela italiana che straniera.  Per quanto riguarda la “demografia” delle imprese, a fine settembre, la “consistenza” di quelle attive (pari a quasi 410mila unità) è diminuita dello 0,5% (-2116) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Analizzando i settori, il calo generale del numero delle imprese è stato determinato dalle attività agricole (-1,0%) e industriali (-1,7%), mentre il terziario ha mostrato una tenuta migliore (+0,2%).

Per il 2017, secondo le previsioni di Prometeia, il Pil dovrebbe crescere dell’1,0%, replicando il moderato incremento previsto nel 2016, per salire ulteriormente dell’1,3% nel 2018.

Il Focus del Rapporto 2016, è stato dedicato al tema delle performance delle imprese declinato su due temi di attualità: “Crescita, performance e fragilità economico-finanziaria delle imprese regionali: un’analisi del periodo 2009-14” e “Il fenomeno della rilocalizzazione produttiva (reshoring) in Emilia-Romagna” che sono stati poi anche al centro della tavola rotonda conclusa dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini e dal segretario generale di Unioncamere Italiana, Giuseppe Tripoli. Un approfondimento nel Rapporto è dedicato anche alla ricostruzione post sisma.

I commenti

“L’Emilia-Romagna sta crescendo a ritmi superiori- sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-, pari a quelli di Francia e Germania, confermandosi una delle locomotive del Paese. Puntiamo su innovazione e internazionalizzazione delle imprese, su attrattività e modernizzazione delle infrastrutture, comprese quelle digitali, portando in Europa e nel Mondo il valore aggiunto della nostra manifattura, dei nostri servizi e del nostro territorio. E su una politica anticiclica fatta di investimenti pubblici. Ma soprattutto a funzionare è il fare rete, è la condivisione delle scelte e degli impegni nell’ambito del Patto per il lavoro sottoscritto a inizio legislatura con 50 firmatari con l’obiettivo di creare sviluppo e buona occupazione, un sistema che ha fatto parlare di nuovo modello emiliano. E dei 15 miliardi previsti dal Patto, è già programmato l’utilizzo di 13,5. Ma i numeri, pur importanti, non sono la vita delle persone: noi non intendiamo dimenticare nessuno e vogliamo associare alla crescita l’equità sociale: da qui l’attenzione per ogni crisi aziendale, cercando sempre di tutelare il lavoro e i lavoratori, e gli investimenti per rafforzare il welfare e la sanità regionali. Penso alla legge regionale sul reddito di solidarietà appena approvata, che prevede fino a 400 euro al mese per nuclei famigliari in gravi difficoltà economiche, ai 30 milioni di euro sbloccati per garantire la continuità dei servizi sociali nei territori, aiutare gli inquilini morosi e favorire l’abbattimento delle barriere architettoniche, e- chiude Bonaccini- all’assunzione di oltre 2.500 professionisti e operatori in sanità grazie all’accordo coi sindacati”.

“Le previsioni sul Pil, confermano che l'Emilia-Romagna va meglio del resto dell'Italia, e non solo in termini numerici. – dichiara l’Assessore alle Attività produttive Palma Costi - L’export continua a registrare dati positivi nonostante la situazione internazionali. Nonostante le difficoltà ancora esistenti, la disoccupazione in Emilia-Romagna continua a scendere registrando peraltro un forte incremento dei posti di lavoro per le donne (+4,7%). Oltre ai numeri, il dato più interessante è che la crescita e lo sviluppo della nostra regione si distribuisce sull’intero territorio. Siamo in un contesto di metamorfosi dell’intero sistema economico – e sociale. Il vecchio convive con il nuovo, ma i segni di una economia dinamica e innovatrice, sono evidenti. Un sistema in grado di aumentare la capacita di creare valore aggiunto, garantire i diritti del lavoro e la certezza del reddito. In linea con questi asset, la Regione - attraverso i suoi strumenti - sta incentivando l’importante processo di attrattività di investimenti di cui il territorio è al centro (L.R. 14/2014); rilanciando alcuni assi fondamentali del nostro sviluppo con progetti di rete come la fashion valley, l’automotive, traino di innovazione in molti comparti, il supporto ai workers buyout, l'attenzione al settore petrolchimico e allo stesso tempo investendo sui processi di innovazione sociale e sui giovani. La nostra attenzione è massima su tutti i territori come dimostrano anche il piano regionale per la montagna, l’impegno per le aree di crisi non complessa, i patti per l’occupazione territoriali. Uno sguardo verso il futuro, senza che nessuno rimanga indietro”.

“Il nostro sistema economico regionale produce di nuovo dati di segno positivo che riguardano produzione, export e domanda sul mercato interno. – sostiene il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna Alberto Zambianchi – La nostra regione si conferma la locomotiva italiana insieme alla Lombardia. Una posizione conquistata attraverso le capacità delle nostre imprese, le competenze dei lavoratori, la qualità di un tessuto sociale che, nonostante tutto, regge meglio che altrove, ed una rete di relazioni – tra istituzioni, parti sociali, imprese, cittadini, mondo universitario, che contribuisce a creare un ambiente favorevole per la crescita delle imprese. E’ su questa consapevolezza che occorre basarsi per affrontare un’economia lenta in termini di aumento del Pil, ma veloce per quanto riguarda i fattori che incidono sulla competitività delle imprese e dei territori, con la volontà di rinforzare questi numeri positivi. Un obiettivo non facile che le Camere di commercio possono contribuire a raggiungere anche affrontando la sfida della riforma del sistema camerale”.

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Pubblicato il 19/12/2016 — ultima modifica 19/12/2016
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