Patto per il lavoro. In un anno 1,1 miliardi di fondi europei impegnati, 13,5 miliardi (su 15) già programmati: crescono Pil e occupati

Il presidente Bonaccini: "Numeri invidiabili, politica industriale e investimenti, un miliardo solo per le opere pubbliche"

In sintesi

Il bilancio di quanto fatto a un anno dalla sottoscrizione del Patto per il lavoro fra la Regione Emilia-Romagna e 50 firmatari fra organizzazioni sindacali e datoriali, terzo settore, camere di commercio, università, Ufficio scolastico regionale, Province, Città metropolitana di Bologna e Comuni capoluogo.
Dalla Regione una politica industriale anti-ciclica che, solo per opere pubbliche, ha visto attivare nell’ultimo anno e per il prossimo triennio un miliardo di euro. I risultati sono 35mila occupati in più nel primo trimestre 2016 (+1,8% rispetto al primo trimestre 2015), la disoccupazione al 7% a fine anno e il Pil regionale che potrebbe segnare un +1,3%.
Il presidente Bonaccini: "Numeri invidiabili". L’assessore Patrizio Bianchi: "Mantenuto il passo rispetto agli impegni presi"

19.07.2016

Presentazione Patto per il lavoro 19 luglio 2016 - 2Un miliardo e cento milioni di fondi europei già impegnati nel primo anno e mezzo di programmazione, risorse reali per l’economia dell’Emilia-Romagna, cui vanno aggiunti 400 milioni di cofinanziamenti privati, per una politica industriale anti-ciclica messa in campo dalla Regione che, solo per opere pubbliche, ha visto attivare nell’ultimo anno e per il prossimo triennio un miliardo di euro. E i risultati sono l’aumento dell’occupazione, con 35mila occupati in più nel primo trimestre 2016, (+1,8%) rispetto al primo trimestre 2015, e dati tendenziali che vedono la disoccupazione scendere al 7% a fine anno e il Pil regionale che potrebbe segnare un +1,3%, tornando nel 2017, se misurato a prezzi costanti, prossimo al valore del 2008, ovvero agli anni pre-crisi.
Sono passati dodici mesi dalla sottoscrizione del Patto per il lavoro fra la Regione Emilia-Romagna e 50 firmatari fra organizzazioni sindacali e datoriali, terzo settore, camere di commercio, università, Ufficio scolastico regionale, Province, Città metropolitana di Bologna  e Comuni capoluogo e oggi il presidente della Giunta regionale, Stefano Bonaccini, insieme all’assessore al Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, ricerca e lavoro, Patrizio Bianchi, ha fatto il punto a un anno dalla firma del patto, il 20 luglio 2015 in un incontro a Bologna, nella sede della Regione, con i firmatari l’intesa, presenti altri assessori, fra cui Palma Costi (Attività produttive e ricostruzione post sisma).
Dei 15 miliardi di euro da impiegare nell’arco della legislatura, 2015-2020, fra fondi europei, statali e regionali, così come previsto nel Patto, a oggi 13,5 miliardi sono già stati programmati, è cioè già stato definito il loro utilizzo finale. Rappresentano l’80% delle risorse che il Patto prevede di immettere nel sistema socio-economico regionale. La programmazione dei 13,5 miliardi riguarda tutti i settori: mobilità (5,54 miliardi); ricostruzione post sisma (5 mld), cura e manutenzione del territorio (822 milioni); sviluppo, imprese e lavoro (738 mln); politiche abitative e edilizia pubblica (637 mln); persone e lavoro (265 mln); infrastrutture telematiche (255 mln); riordino istituzionale e semplificazione (127 mln); sviluppo locale (87 mln), politiche culturali (19 mln). 

Ad un anno dalla firma, la strategia delineata nel Patto per il lavoro per promuovere lo sviluppo sociale, economico e territoriale e sostenere l’occupazione è in piena attuazione e si compone di tre azioni di politica economica: interventi rivolti alle imprese per accelerare la capacità di innovazione dei soggetti privati dello sviluppo; interventi per rafforzare, modernizzare e qualificare la componente infrastrutturale del territorio, cioè  investimenti pubblici per rafforzare la capacità di attrarre imprese, capitale umano e progetti innovativi e ad alto valore aggiunto; un’azione collettiva, di tutte le componenti della società regionale, mirata a  rafforzare la leadership istituzionale a livello europeo e a riposizionare l’intera comunità regionale nel nuovo e complesso contesto mondiale.
All’attuazione e programmazione degli interventi si aggiunge l’azione della Regione per rendere più competitivo il sistema Emilia-Romagna. Dopo il taglio ai costi della politica (-15 milioni) che ha segnato l’inizio della legislatura, obiettivo prioritario della Giunta è stato il riordino istituzionale e la ridefinizione dell'assetto organizzativo regionale. E’ stato portata a termine la riforma del governo locale con il completamento del processo di trasferimento del personale in servizio presso le Province; sono state attivate tre Agenzie: l’Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia; l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e l’Agenzia regionale per il lavoro; sono stati istituiti 14 nuovi Comuni, esito della fusione di 38 comuni. E ancora: la Giunta ha approvato il piano per il dimezzamento delle società partecipate (con l’uscita da 9 società e la riduzione da 7 a 4 delle società in house; 11 milioni i risparmi stimati) e, infine, ha riorganizzato la macchina regionale, con il dimezzamento delle direzioni generali (da 10 a 5) e del numero dei dirigenti e il rafforzamento del coordinamento intersettoriale (30 milioni i risparmi a regime). Da ricordare poi il Testo unico sulla legalità approvato dalla Giunta, che rafforza le misure di contrasto della criminalità organizzata riducendo i 170 articoli di tutte le leggi regionali approvate in questi anni ai soli 48 del provvedimento.
Sono i risultati di un percorso articolato in diverse fasi e volto a garantire all’Amministrazione regionale e agli Enti locali di amministrare il territorio in  una logica di trasparenza, partecipazione, velocità, innovazione, semplificazione, efficacia ed efficienza. Aspetti decisivi per una regione che vuole competere in Europa e nel mondo e leve strategiche per promuovere un nuovo sviluppo e una nuova coesione.

I commenti

“Pur in una situazione caratterizzata da turbolenze mondiali, dalla Brexit al terrorismo, questi sono numeri invidiabili- afferma il presidente, Stefano Bonaccini-. In questo anno di lavoro, grazie alla collaborazione di tutti, abbiamo messo l’Emilia-Romagna nelle condizioni di essere una regione che attrae investimenti, e abbiamo investito 25 milioni in tre anni sull’attrattività, che è competitiva sul fronte dell’internazionalizzazione (10 milioni nel 2016) e virtuosa nell’utilizzo dei fondi europei, superando il miliardo di euro impegnato, obiettivo che nel Patto avevamo fissato per fine anno. Quella che abbiamo attuato è una politica industriale fatta di investimenti pubblici per misure anti-cicliche. In un anno- prosegue il presidente della Regione- abbiamo messo in campo 150 milioni per il dissesto idrogeologico, 140 milioni per l’edilizia scolastica, 152 milioni per l’edilizia ospedaliera, 180 milioni per la banda ultra-larga, oltre 100 milioni per cultura e beni artistici, 200 milioni per la ricostruzione (160 per la parte pubblica e 39 per la defiscalizzazione a vantaggio di 1.770 piccoli esercizi commerciali nei centri storici). Sulle infrastrutture, abbiamo avuto la defiscalizzazione completa della Campogalliano-Sassuolo, lo sblocco dei 350 milioni per il nodo di Bologna e abbiamo fatto la gara del ferro, con la commessa della Regione per 150 nuovi treni. Tutto questo vuol dire nuovi cantieri, penso solo ai 250 che partiranno nell’edilizia scolastica, e posti di lavoro. Ripeto, questa è una politica industriale, sono investimenti pubblici per creare sviluppo, con 1 miliardo di euro attivati solo per le opere pubbliche”.
“Rispetto agli impegni presi- sottolinea l’assessore al Lavoro, Patrizio Bianchi- abbiamo mantenuto il passo, con una forte integrazione delle politiche attuate. Abbiamo impegnato oltre un miliardo di fondi comunitari, registrando una mole di richieste che rappresentano il segno di una forte propensione agli investimenti da parte delle nostre imprese, e registrato le reazioni positive del sistema socio-economico regionale nonostante la fase di incertezza generale dell’economia”.

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Pubblicato il 19/07/2016 — ultima modifica 15/12/2016
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