Profughi e volontariato: nuovo protocollo per impiegare i richiedenti asilo in attività socialmente utili

Dalla manutenzione di edifici pubblici e scuole all'aiuto nell’assistenza di anziani e disabili. Gualmini: “Accoglienza responsabile, nel rispetto dei diritti e dei doveri di tutti”

10.10.2017

Corso di italiano per profughi minorenni all'Ub Merlani di BolognaPotranno svolgere lavori di manutenzione degli edifici pubblici e delle scuole, pulire piazze, strade e giardini, dare una mano nell’assistenza di anziani e disabili. Sono queste le principali attività in cui i profughi presenti nelle strutture di accoglienza dell’Emilia-Romagna potranno impegnarsi su base volontaria, offrendo il proprio contributo alle comunità che li accolgono e intraprendendo così un percorso di integrazione. È stato rinnovato oggi a Bologna, nella sede della Prefettura che ne è una delle istituzioni firmatarie, l’Accordo tra Regione, Forum del Terzo settore, sindacati, Cooperative sociali e Anci; a firmarlo, la vicepresidente regionale e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, e per tutte le Prefetture dell’Emilia-Romagna il prefetto di Bologna, Matteo Piantedosi.

La precedente intesa, sottoscritta nel 2015, ha permesso di impiegare in attività di volontariato oltre mille persone in più di 1.500 interventi. Quella di oggi, che rimarrà in vigore per due anni, potrebbe interessare potenzialmente oltre 13.000 mila “richiedenti protezione internazionale”, la maggioranza dei quali ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e in parte nelle strutture del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Le risorse messe in campo dalla Regione, 100mila euro in due anni, consentono la partecipazione di circa 4.000 persone e servono a coprire le spese per l’assicurazione contro gli infortuni dei partecipanti, l’organizzazione di percorsi di orientamento e formazione, oltre ad eventuali attrezzature e dispositivi di protezione individuale per l'esercizio delle attività di volontariato. 

Dati sull’accordo del 2015

Sono 19 i distretti nell’ambito dei quali gli Enti locali dell’Emilia-Romagna hanno realizzato attività di volontariato con i rifugiati a seguito dell’intesa del 2015: 16 hanno utilizzato contributi regionali e 3 - Comuni di Modena, Ferrara e Unione dei Comuni del Frignano -  risorse proprie. Le esperienze di volontariato da parte dei profughi si sono concentrate soprattutto in Romagna.

Le persone coinvolte in mansioni di pubblica utilità sono state 1.100. Il settore prevalente è quello del verde pubblico e manutenzione di edifici pubblici (46%), seguito, a distanza, dalle attività culturali (28%), sociali o educative (16%), dalla manutenzione di strutture, edifici, spazi interni (6%) e, infine, dall'organizzazione di eventi pubblici (4%). Complessivamente, sono state realizzate 1.538 attività di volontariato.

La presenza dei migranti In Emilia-Romagna

Sono 14.510 i richiedenti o titolari di protezione internazionale o umanitaria accolti in Emilia-Romagna. Di questi, 13.213 (pari all’8% del totale di 176.962 presenti sul territorio nazionale) sono accolti nei Centri di Accoglienza straordinaria e negli Hub, e 1.297 nelle strutture del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Il maggior numero di richiedenti asilo è presente a Bologna: 2.435, dei quali 2.060 accolti nei Cas e Hub e 375 nelle strutture Sprar. Per numero di presenze, segue Modena con 2.087 (1.912 Cas e Hub, 175 Sprar), Parma con 1.790 presenze (1.584 Cas e Hub, 206 Sprar), Reggio Emilia 1.945 (1.870 Cas e Hub, 75 Sprar), Ravenna 1.482 (1.380 Cas e Hub, 102 Sprar), Rimini 1.083 (981 Cas e Hub, 102 Sprar), Forlì-Cesena 1.164 (1.083 Cas e Hub, 81 Sprar), Ferrara con 1.349 profughi (1.189 Cas e Hub, 160 Sprar) e Piacenza 1.175 (1.154 Cas e Hub, 21 Sprar).

(Dati al 28/9/2017 per il Cas e al 4/5/2017 per le strutture Sprar. Elaborazione Regione Emilia-Romagna su dati forniti da: Prefettura di Bologna-Servizio Centrale, ministero dell'Interno).

 

 

 

 

 

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Pubblicato il 10/10/2017 — ultima modifica 10/10/2017
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