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La ricchezza culturale

Vista da vicino del 23 luglio 2012

La cultura non è solo cibo per l'anima ma anche una risorsa economica importante. È quanto emerge da una ricerca dedicata a misurare, comprendere ed interpretare l'economia della creatività in regione che, secondo i dati, rappresenta l'8% delle imprese e il 4,5% degli addetti dell'intero comparto economico dell'Emilia-Romagna. Un settore variegato, di difficile interpretazione, a volte poco visibile e atipico che la ricerca, in oltre 600 pagine realizzate da Ervet per l'assessorato regionale alla Cultura, fotografa dati preziosi e oggettivi, che potranno essere utilizzati come base concreta di valutazione per le scelte degli amministratori. Con 79 mila addetti complessivi risulta evidente come il settore abbia per la regione una importanza che va oltre il valore della crescita culturale del territorio, ma abbracci in maniera significativa anche il valore di risorsa importante per il rilancio economico. L'intervista all'assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti.

 

Trascrizione

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
E' tempo di crisi e si fa la conta delle risorse a disposizione per il rilancio.
Tra queste risorse è indubbio che la cultura e la creatività siano talmente connaturate alla storia e al dna del territorio da costituire in qualsiasi momento un punto fermo, che incessamente ha fornito bellezza e valori.
Anche in tempo di crisi l'Italia produce cultura.
Ma la cultura è in grado di produrre a sua volta lavoro, affari, denaro? E se sì, in che misura?
L'Emilia Romagna ha cercato di dare una risposta concreta a queste domanda con una ricerca dedicata a conoscere, comprendere, misurare l'entità dell'economia della creatività in regione.

Roberto Righetti, direttore operativo ERVET
I nostri obiettivi erano due, sostanzialmente: il primo era quello di contare, ossia dare una quantificazione, definire questo mondo; sono mondi molto complessi, che si trovano in tanti luoghi diversi.
Abbiamo contato e quello che è saltato fuori sono 79 mila addetti in Emilia-Romagna che è un numero significativo, se pensate che solo il comparto tessile quota 40 mila addetti in Emilia-Romagna, quindi è un numero importante, natralmente tutto fatto da piccole e piccolissime imprese e quindi meno visibile.
L'obiettivo è anche quello di capirle e anche di trasformare il nostro sistema di intervento per cercare di renderle più adeguate a queste realtà, che sono molto specifiche ed hanno nella ricerca continua, nella trasformazione continua l'elemento predominante e quindi cambiano molto velocemente.

Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura Regione Emilia-Romagna
Tra l'economia della cultura e l'economia della creatività parliamo di circa 30 mila imprese in regione, 77 mila addetti, quindi il 4,5 per cento del totale degli addetti e l'8 per cento delle imprese. Quindi stiamo parlando di un settore strategico, voi pensate che la FIAT nella nostra regione ha circa 7000 lavoratori, parliamo di 10 volte tanto. L'importanza di questo anche come fattore produttivo e quindi non solo come bene immateriali pure importantissimo, e quindi anche le azioni amministrative, le scelte di governo, le scelte di bilancio io credo debbano essere conseguenti a questa scelta; naturalmente non con una somma di risorse soltanto all'assessorato della cultura ma è importante che nell'interdisciplinarietà di questo settore diversi assessorati, diversi amministratori pubblici possono concorre in uno sforzo che vada nella direzione di incentivare e investire in un settore che può essere decisivo anche per uscire dalla crisi economica.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
L'economia della creatività è dunque in regione una realtà già consistente e importante, ma è pure per molti versi un territorio ancora da esplorare e che può incidere in maniera determinante sulle sorti del sistema produttivo del territorio.

Roberto Righetti, direttore operativo ERVET
Dobbiamo cercare di adeguare tutti i nostri sistemi di intervento, sistemi pubblici, gli incentivi che ci sono, per rendere più efficace l'intervento in questa area che con la salute e con la green economy ritengo possa essere l'unico vero elemento che consentirà un cambiamento nel nostro sistema produttivo. E anche porsi un obiettivo di politica industriale, una cosa che non si vuole mai affrontare ma che tende come fanno in altri paesi europei a capire che traino ci può essere anche per un sistema privato che può derivare appunto dalla trasformzione di questi sistemi.

Roberto Grandi, docente Sociologia dei processi culturali e comunicativi Università di Bologna
Beh, sostanzialmente fare capire che la creatività non è soltanto di un comparto, dell'artista, ma esiste una creatività sociale che deve essere applicata a un'intera città: ripensare la formazione in maniera nuova e ripensare la pubblica amministrazione in maniera nuova, ripensare anche le aziende in maniera nuova. Se noi riusciamo a fare questo creiamo una città creativa perché dà delle rispèoste innovative ai problemi che d'altra parte essendo nuovi non abbiamo la possibilità di darle con le strutture anche mentali che avevamo in precedenza. Per la prima volta nel piano strategico dell'Emilia-Romagna si tiene conto della presenza delle industrie culturali e creative: questo è il primo passo; se non si tiene conto nel piano strategico e quindi non ci saranno aiuti, bandi, l'internazionalizzazione per queste imprese,è chiaro che non hanno possibilità. Adesso sono considerate imprese come le altre pur nella loro diversità e questo direi che era il passaggio fondamentale.

Massimo Mezzetti, assessore alla cultura Regione Emilia-Romagna
Questa è una ricerca che non è uno studio che fotografa, che mettiamo nel cassetto e finisce qui. Noi ne faremo uno strumento militante in tutti i territori, più volte nei singoli territori con target diversi ed interlocutori per far comoprendere questo e per far crescere nell'immaginario collettivo e nell'opinione pubblica un grado di consapevolezza e di sensibilità tali che appunto non sia più vista la cultura come un mero settori di beni voluttuari e quindi inutili ma invece qualcosa di estrememente utile non solo per il nostro benessere psichico ma anche per il nostro benessere materiale.

Ermanno Muolo, giornalista/voce narrante
Produrre al tempo stesso bellezza e ricchezza. Questa e' la sfida che l'economia della creativita' pone a se stessa e per la quale chiede di essere riconosciuta e sostenuta.
Una soluzione che in tempi di crisi pare impossibile puo' arrivare anche, in una societa' che sappia riappropriarsi e valorizzare il proprio retaggio di creativita' e cultura, da concreti progetti di fantasia.

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pubblicato il 2012/07/23 00:00:00 GMT+2 ultima modifica 2018-03-15T18:00:14+02:00

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