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Introduzione

Dal 25 novembre, nelle città dell’Emilia-Romagna, è partita la campagna istituzionale della Regione per il contrasto alla violenza di genere. Nei pannelli ci sono i volti di operatrici e operatori dei centri antiviolenza e del mondo sociosanitario, psicologi, mediatrici e mediatori culturali. Accanto la frase della scrittrice e attivista statunitense, Audre Lorde, che dice: “Il nostro silenzio non ci proteggerà”.

L’obiettivo è importante: dire a tutte le donne vittime di violenza che non sono sole, perché sul territorio regionale ci sono 23 Centri antiviolenza e 55 Case rifugio, dove lavorano professionisti e professioniste pronti ad aiutarle. A queste realtà si aggiungono anche 14 Centri per uomini autori di violenza.

“Gli episodi di violenza a cui stiamo assistendo non sono esattamente un’emergenza. Piuttosto siamo davanti a un grave problema sociale che la Regione sta contrastando con azioni e investimenti, partiti nel 2020 nell’ambito del Piano triennale contro la violenza di genere, e che oggi sono sempre più forti e capillari”, ha spiegato l’assessora regionale alle Pari opportunità, Barbara Lori, durante l’informativa in Assemblea legislativa sulle azioni messe in campo dalla Regione per il contrasto alla violenza di genere.
“Si tratta di una rete di aiuti che coinvolge i centri antiviolenza, le istituzioni e i servizi che ogni giorno lavorano per combattere il fenomeno della violenza sulle donne- ha aggiunto Lori-. Servizi che funzionano molto bene, dove è impiegato personale altamente qualificato. Il primo passo, quindi, è fare sapere alle donne che non sono sole, che in qualsiasi momento e luogo si trovino, c’è una rete di ascolto e di protezione che può aiutarle a liberarsi dai maltrattamenti”.

Un impegno su cui la Regione dal 2020 ha investito oltre 20 milioni, con i quali sono stati finanziati progetti per le pari opportunità e il lavoro con Enti locali e Terzo settore, per l’imprenditoria femminile, la misura del Reddito di libertà (2,6 milioni), e il sostegno ai centri antiviolenza, case rifugio, autonomia abitativa e l’accompagnamento delle vittime nei percorsi di uscita dalla violenza.

A questo si aggiungono anche le Linee guida per i Pronto soccorso, l’accordo con Città Metropolitana di Bologna per l’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza, l’accordo con Anci per rafforzare l’azione sul territorio a partire dal nuovo corso per mediatrici e mediatori interculturali e quello con l’Ufficio scolastico regionale per la formazione degli insegnanti.

“Per avere una società equa e rispettosa delle differenze serve prima di tutto un profondo cambiamento culturale- continua Lori- che insegniamo educando al rispetto a partire dai banchi di scuola. Sono quasi 400 gli insegnanti che nel 2023 hanno partecipato al primo corso promosso dalla Regione in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per contrastare stereotipi e violenza di genere nelle scuole superiori. Ma anche in questo caso l’impegno dell’Emilia-Romagna verso il mondo della scuola non è una novità. Considerando solo l’ultimo bando per promuovere le pari opportunità, sono quasi 20mila gli alunni, 895 le classi - dal nido alle scuole superiori – 1.903 gli insegnanti, 1.757 i genitori coinvolti in tutta l’Emilia-Romagna. Insieme stiamo facendo tanto e faremo sempre di più”.

Infine, per il tutto il 2024, nelle città dell’Emilia-Romagna, sarà attiva anche la campagna di comunicazione ‘Se te lo dice è VIOLENZA’ per tenere sempre alta l’attenzione e spingere le donne, che si trovano a vivere situazioni di fragilità, a uscire dall’isolamento e a chiedere aiuto.

Ultimo aggiornamento: 30-04-2024, 10:03