Episodio 15 | Barbara Paccaloni – Robotica in ginecologia
In Emilia-Romagna l’ostetricia e la ginecologia vantano una storia non comune, costellata da figure femminili di rilievo. Come quella di Maria Dalle Donne, che si laureò nel 1799 divenendo la prima donna medico dell’Alma Mater Studiorum e la direttrice dell’antica Scuola di ostetricia, dove si istruivano le levatrici nell’epoca in cui la loro millenaria professione si elevava a disciplina medica. La sua passione per la conoscenza ha ispirato generazioni di donne, che a Bologna si sono laureate in medicina con la consapevolezza che non c’è lavoro più bello del portare alla luce ed occuparsi del corpo delle donne. La dottoressa Barbara Paccaloni è una di queste. Figura di riferimento dell’Unità operativa di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale di Santa Maria della Scaletta di Imola, da 17 anni opera in un reparto dove le parole si interrompono al vagito dei bambini, dove i medici, le ostetriche e gli infermieri si mescolano ad amici e parenti, le partorienti alle pazienti e dove le pratiche del “pelle a pelle” da qualche tempo convivono con i robot che hanno rivoluzionato la chirurgia ginecologica.
Trascrizione
Specialmente Pubblici
Episodio 15 | Barbara Paccaloni – Robotica in ginecologia
Far nascere i bambini è un compito molto speciale. In alcune culture è considerato un dono, in altre un sapere iniziatico. In Occidente, da oltre due secoli, è una specializzazione della medicina. Si nasce in ospedale, in reparti dove i fiori sono tollerati, i medici, le ostetriche e gli infermieri si mescolano ad amici e parenti, le partorienti alle pazienti; e dove le pratiche del pelle a pelle convivono con i robot che hanno rivoluzionato anche la chirurgia ginecologica. Qui le parole spesso si interrompono al vagito dei bambini, perché è qui che la scienza medica prende in carico il mistero della vita.
Specialmente Pubblici è la seconda serie del podcast prodotto da Regione Emilia-Romagna per rafforzare la consapevolezza che il servizio sanitario nazionale e quello regionale sono un patrimonio collettivo di grandissimo valore. Un patrimonio fatto di specializzazioni, di équipe e persone che si distinguono anche per riconoscimenti conseguiti in Italia e all'estero. Donne e uomini che hanno scelto di compiere ogni giorno un passo in avanti per continuare a garantire le migliori cure a tutti, nessuno escluso.
In Emilia-Romagna, l'ostetricia e la ginecologia vantano una storia non comune, costellata da figure femminili di rilievo, come quella di Maria Dalle Donne, che si laureò nel 1799, divenendo la prima donna medico dell'Alma Mater. Maria è descritta come una docente eccezionale, da celebrare in quanto donna ma, sempre in quanto donna, da tenere in disparte. Nel 1804 le fu affidata la nuova Scuola di Ostetricia, dove istruiva le levatrici quando il loro sapere pratico si preparava a diventare disciplina medica e a ricadere quindi sotto il controllo dei dottori uomini. La sua passione per la conoscenza ha ispirato generazioni di ragazze che a Bologna si sono laureate, con la consapevolezza che non c'è lavoro più bello del portare alla luce e occuparsi del corpo delle donne. La dottoressa Barbara Paccaloni è una di queste.
Barbara Paccaloni, dirigente dell’Unità operativa di Ginecologia e Ostetricianell'Ospedale di Santa Maria dalla Scaletta di Imola – La prima volta che ho visto un parto mi sono innamorata di questa specialità. In realtà mia nonna e la mia bisnonna erano ostetriche, quindi avevo sentito parlare dell'ostetricia in famiglia, e in sala parto mi sono sempre un po' sentita a casa. Mi sono specializzata al Sant'Orsola, qui a Bologna, e ho iniziato a lavorare all'Ospedale di Imola pochi anni dopo.
Siamo sempre a Imola, nell'Ospedale Pubblico di Santa Maria dalla Scaletta, dove la dottoressa Paccaloni lavora da 17 anni e oggi è una delle figure di riferimento dell'Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia.
Paccaloni – È un ambiente in cui mi sono sempre sentita a mio agio perché è un ambiente familiare. Il personale, le ostetriche, le infermiere quasi sempre conoscono personalmente le pazienti che arrivano in ospedale. E questa è una caratteristica che a me piace molto, perché mi fa sentire a mio agio e vedo che le pazienti si sentono a loro agio. Questo modo così familiare di trattare le persone e anche la capillarità dei servizi, cioè uno stretto contatto con le colleghe del consultorio, quindi con i medici di famiglia… La relazione che c'è con gli altri professionisti è molto vicina, ci si conosce tutti personalmente, quindi se c'è un problema che riguarda una paziente, con una o due telefonate si può parlare con tutti i professionisti che l'hanno in carico.
Gli ospedali delle piccole città hanno il vantaggio di essere luoghi di cura più vicini alle persone, ma per le dimensioni contenute, difficilmente sono centri di eccellenza per la formazione e la chirurgia. Non è questo il caso di Imola.
Paccaloni – È un ospedale di medie dimensioni, dove ho potuto fare, appunto, sia l'ostetricia che la ginecologia, e ho iniziato anche a imparare gli interventi ginecologici di base. Negli anni si sono avvicendati diversi direttori. L'ultimo direttore che è arrivato, il dottor Tamburo, è stato 14 anni a Clermont-Ferrand, che è un grosso centro in Francia di laparoscopia, dove ha iniziato a usare il robot, quindi molti anni fa, prima che in Italia si utilizzasse, e ha portato questa esperienza e si è inserito nel nostro gruppo con uno stile molto simile quello che noi avevamo già, cioè una persona che ha un approccio molto familiare, non crea distanza e ci tiene molto a trasmettere quello che sa.
Cosa significa per una specialista d'esperienza, con un metodo di lavoro già consolidato e la predilezione per la prossimità, per i rapporti umani, confrontarsi con la chirurgia robotica?
Paccaloni – Io in particolare mi sono ritrovata a fare interventi che pensavo di impiegare anni a imparare e in realtà in pochi mesi ho iniziato. Quello che abbiamo introdotto sono stati interventi di oncologia, quindi per il trattamento dei tumori in stadio iniziale, e la chirurgia protesica ricostruttiva. Questi erano interventi che io non avevo mai visto fare, perché gli interventi che conoscevo sono interventi che si fanno per via vaginale e che quindi si, sicuramente risolvevano il problema del prolasso, ma avevano un rischio abbastanza alto poi di recidiva, cioè nel giro di 10, 15 anni era facile dover rioperare le pazienti che si sottoponevano a questo intervento.
Il prolasso è una condizione invalidante, che accomuna tante donne. Si tratta in sostanza di un cedimento del pavimento pelvico, una parte del corpo che svolge un ruolo fondamentale in molte funzioni, dalla minzione all'attività sessuale, e che ha anche il compito di sorreggere numerosi organi. Un problema frequente per le donne mature, che può colpire anche in giovane età se vi è una predisposizione. Purtroppo, le disfunzioni del pavimento pelvico sono state a lungo un problema nascosto nella vita delle donne, per tacite convenzioni sociali, per pudore, ma anche per il timore di un intervento chirurgico invasivo. Molte donne continuano a trascurare il problema, convivendo con disturbi che ne penalizzano la qualità di vita.
Paccaloni – Al giorno d'oggi non parliamo più di salute come mancanza di malattia, ma di salute come benessere. E quindi questi sono aspetti che cambiano la qualità della vita di una donna: sia relazionale, perché, appunto, avere la sensazione di un corpo estraneo continuamente può limitare la quotidianità di una donna che lavora, ha delle relazioni, esce la sera, magari ha dei nipoti, che fa le cose che le piacciono fare nella vita, intende farle finché sta bene, quindi il più a lungo possibile.
Il robot da Vinci di cui si è dotato l'Ospedale di Imola, anche in ginecologia sta facendo la differenza. E questo ne è l'esempio. La nuova piattaforma, ultima frontiera della medicina mini invasiva, assicura al gesto chirurgico una grandissima precisione, e al paziente una ripresa più rapida. Anche nelle isterectomie e negli interventi oncologici più complessi evita il taglio sull'addome, migliorando sensibilmente la ripresa postoperatoria.
Paccaloni –Interventi di questo tipo non vengono fatti dappertutto, non vengono offerti dappertutto, men che meno gratuitamente. In Emilia-Romagna siamo orgogliosi di offrire un servizio a tutti, accessibile a tutti e quindi le persone non devono impazzire se hanno un problema per poterlo risolvere. Trovano una risposta in tempi piuttosto rapidi. Cioè, come dicevo prima, essendoci anche una rete fra professionisti, o il medico di famiglia o le colleghe del consultorio ci segnalano che una donna ha un problema di questo tipo, vengono prese in carico in ospedale in tempi piuttosto brevi e vengono operate in tempi ragionevoli, appunto, non quelli di un intervento che serve per salvare la vita di una persona, ma nel giro di alcuni mesi sì.
Una professionista giovane ed esperta con un'ottima formazione in un campo particolarmente richiesto, che oggi offre buone possibilità di lavoro in Italia e all'estero. Le sirene del privato l'hanno mai tentata?
Paccaloni – Non ho mai pensato di passare alla sanità privata perché una cosa che amo del pubblico è che si fa carico delle persone più fragili, che hanno problemi anche sociali di vario genere, che di sicuro non si potrebbero permettere di farsi curare nel privato, e di cui invece il pubblico si fa carico. E c'è con questo una rete di collaborazione con i servizi sociali, i servizi territoriali, che è proprio una peculiarità del servizio pubblico.
Ci imbattiamo spesso in professionisti che hanno piena consapevolezza degli sforzi organizzativi ed economici che vengono compiuti per garantire un servizio universalistico di qualità, ma che al contempo hanno il timore che il patrimonio faticosamente costruito fin qui si stia erodendo.
Paccaloni – Mi dispiace che non sempre le persone abbiano la percezione di tutto quello che è l'organizzazione, la qualità del servizio che viene offerto loro. Io credo che spesso sia proprio un'abitudine disprezzare quello che è dato per scontato. Spero che non arrivi mai il giorno in cui le persone si rendano conto di quello che noi facciamo solo perché lo perdono.
Siamo in un momento che non ci fa sperare molto in un futuro roseo per la sanità pubblica.
Paccaloni – Il servizio pubblico è imprescindibile e quindi i soldi devono essere trovati, sempre e comunque, per mantenerlo negli anni.
Specialmente Pubblici è un podcast prodotto da Regione Emilia-Romagna. Direzione artistica e voce narrante sono di Mimma Nocelli. Il progetto editoriale è di Homina Comunicazione. Postproduzione e sound design sono di Fonoprint.